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19 dicembre 2008

Auguri



Questa volta per Carta non ho disegnato la copertina ma ho scritto un articolo.
Non sono abituato a scrivere articoli e difatti mi è stato detto che era buffo e malinconico ma che andava bene. Il tema è i 10 anni di Carta.
Carta la trovate in edicola da venerdì 19 dicembre a giovedì 15 gennaio 2009 a 10 € per 100 pagine di 10 anni della nostra recente storia. Cliccate sul link per vedere le altre firme, molto più autorevoli della mia, che compaiono su questo numero.
Forse è per questo che voglio condividere con voi qui il mio scritto buffo e malinconico, perchè qui anche se c'è disordine ovunque mi sento a casa.
Buona lettura e auguri.



"In dieci anni puoi tirare su un bambino. O forse avere il tempo giusto per riflettere se tirarlo su oppure no. Troppo tempo? Il giusto direi visto quel che è succede in 10 anni.
Ma cosa è successo negli ultimi 10 anni? Bah quello che succede sempre in 10 anni, no? Una decade che normalmente serve a misurare la distanza tra una generazione e l’altra, direbbe un sociologo.
Da giovinastro non lo capivo questo concetto, era una misura da antico testamento, un botto di anni 10 anni. Si, perché da giovine 10 anni ti cambiano registro e accade tutto quello che sarà il tuo futuro poi. Ma questo non lo sapevo perché ero convinto che sarei morto giovane. “Ecco i giovani uomini, dove sono stati?” cantava Ian Curtis, ed io insieme a lui, in Decades.
Non so, penso comunque che dai 10 ai 20 anni cambia tutto, come dai 20 ai 30. Poi basta.
Dieci anni si comprimono e diventano veloci, come una puntata. Ma tu non sei un telefilm ne tantomeno una telenovela. Perché quindi sputtanarsi 10 anni in una puntata? Non lo so, accade e basta. E questo accade, credo, quando non metti paletti tipo appunto crescere un bimbo.
Oppure tirare su una rivista. Non è la stessa cosa, sia chiaro, ma i soldi e il tempo che ti rubano è più o meno simile. La differenza è che uno lo vai a prendere a scuola, l’altro a volte lo trovi in edicola.
Un bimbo a 10 anni sarà pure ingenuo ma è sicuro che già sa tutte le parolacce di questo mondo, magari non ne capisce il senso ma te le può sciorinare come un rosario al pranzo ufficiale con il tuo capo. Una rivista come Carta non nasce ingenua e ne vede e ne scrive in 10 anni di cose che, se minimamente il tuo capo è di un orientamento politico diverso, ti conviene lasciarla a casa insieme al bimbo che intanto si esercita nel rosario di cui sopra. Oppure decidi che è arrivato il momento di cambiare aria e allora al pranzo ufficiale con il tuo capo ti porti bambino e rivista e fai la tua bella figura.
Negli ultimi 10 anni ho cambiato aria più volte, non ho trovato terreno fertile dove piantare un paletto e continuo a inventarmi i giorni uno dopo l’altro non ricordandomi più da giovane uomo dove sono stato. A conti fatti non è una bella cosa e spesso penso sia dovuto alla mia incapacità cronica di adattarmi alle istanze (posso sinteticamente chiamarle così?).
Ma a guardarli bene questi cazzo di ultimi 10 anni e a guardarli bene in faccia con tutti i suoi protagonisti che non ho né scelto né voluto, con tutti i passi indietro fatti (se è vero che la democrazia ha una sua linearità), con tutte le ansie e le insicurezze procurateci (quelle di arrivare alla fine del mese), le speranze e le battaglie, le ipocrisie e le bugie, i pianti e le risa…
Insomma a guardarli bene questi anni, facendo una cronaca della memoria come quella fatta da Carta nei suoi primi 10 anni di vita, mi viene da rivendicare le mie incapacità come scelte.
E questo non mi sembra poco.
Auguri a me e auguri a Carta."

13 dicembre 2008

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