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12 gennaio 2009

BASTA



Sono appena tornato. Sono stato via 20 giorni o poco più e tornando sul blog ho ritrovato l'immagine che avevo lasciato e in parte scordato. Facile scordare bombe che cadono sulla testa altrui si. Ma da altre parti hanno continuato a far memoria di quello che è accaduto e di quello che sta accadendo.
Vi copio e incollo la presentazione di Visual Intifada un gruppo allargato di disegnatori che si sta mobilitando contro lo scempio condotto da Israele.
Andate, leggete, diffondete e/o partecipate.

Visual Intifada è un progetto che nasce in velocità a cavallo tra la rapida ennesima invasione di campo da parte di Israele e del suo esercito in territorio palestinese e il silenzio diffuso e devastante che ha imperato in queste ultime settimane. Nel frattempo, in Palestina, continuano a piovere bombe, in verticale, che uccidono vite umane e distruggono strutture e infrastrutture sociali spacciando, tra riflessi di distrazione di massa e arroganza sconfinante, le centinaia di morti come “legittima difesa”. La stessa “legittima difesa” che l'O.N.U., campione mondiale di “equidistantismo” e ipocrisia, impotente oggi in Palestina come ieri in Iraq, in più di una occasione ha bollato come stragista. Si chiamano azioni di guerra. Guerra.
Sappiamo che una lettera apostrofata è differente di una lettera accentata: mettiamo i puntini dove necessario chiamando le cose con il loro nome.


Non è nostra intenzione entrare nel merito della definizioni che mass-media ed esponenti politici danno al termine “terrorismo” per cercare di giustificare soprusi e attacchi continui e indiscriminati; non punteremo il dito contro qualcuno in una sorta di indice dei buoni e dei cattivi, tenendo una mano sugli occhi, a distanza di migliaia di chilometri.
Sarebbe facile, sarebbe quanto mai squallido. La storia italiana, senza alcun bisogno di andare a vedere quella di altri, ha impresso sulla pelle della gente l'opinabilità di questo significato. Allo stesso tempo, non è compito nostro disquisire sulla storia e sulle posizioni espresse da parte delle varie formazioni politico-militari palestinesi, indipendentemente dal fatto che, a tal proposito, ognuno di noi possa avere le proprie personali opinioni; il nostro interesse e questo progetto sono diretti espressamente alla Palestina e alla causa palestinese.


Come persone che operano all'interno di esperienze collettive nel campo della grafica e delle arti visive, già in passato abbiamo cercato di esprimere concretamente occasioni e pian di socializzazione e condivisione affinché, anche nell'ambito che ci vede quotidianamente attivi e, al contempo, al di fuori delle relative specificità e specialità, potessero emergere utili spunti di riflessione e momenti di iniziativa. Siamo consci del fatto che il nostro è e sarà un contributo del tutto trascurabile nell'ottica del panorama che riaffiorerà alla fine degli attacchi israeliani nella striscia di Gaza.
Tuttavia, oggi, le motivazioni che ci spingono a utilizzare immagini come pietre, in una per nulla simbolica intifada visiva, rimangono le medesime di sempre: essere presenti. Esserci.
Nervi e tessuto e ponte da qui a là e viceversa. Parole che si trasformano in immagini che diventano oggetti che esprimono un punto di vista, ragionamenti, fionde. Mezzi espressivi.

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